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Psicobiologia del comportamento alimentare

Psicobiologia del comportamento alimentare

La consulenza del benessere nel comportamento alimentare

Il metodo della consulenza del benessere consiste nel far leva sulla sfera emozionale al fine di produrre consapevolezza di sè e avviare un processo di cambiamento attivo e consapevole, che integri sfera affettiva, emozionale e razionale. E’ la disconessione tra esse, infatti che produce l’atteggiamento mentale che spinge verso il disturbo del comportamento alimentare. Quindi, diventa necessario agire proprio sulla sfera affettiva ed emozionale per far emergere le emozioni connesse alla propria condizione di persone in sovrappeso, per esempio. 

Aiutare il cliente ad essere consapevole di ciò che prova, ossia disprezzo o disgusto per se stesso, rabbia per non essere capace ad avere il controllo di sè, tristezza per la propria condizione e per le ripercussioni negative che questa produce nel futuro della persona dal punto di vista della salute, e paura, naturalmente, di non riuscire a cambiare la situazione è il fulcro del lavoro.

Questo è il ruolo delle emozioni primarie nella genesi dei disturbi del comportamento alimentare.

Compito del consulente è quello di fornire una informazione, una guida non prescrittiva che renda la persona consapevole del ruolo che l’alimentazione deve avere nella sua vita.

L’obiettivo è quello di aiutare il cliente a comprendere l’utilità di rivolgere la sua attenzione e le sue energie verso obiettivi e valori più elevati, restituendo all’alimentazione il ruolo di semplice bisogno primario da soddisfare, che esso ha sempre avuto.

Come tutti coloro che vivono una condizione di dipendenza pscioneuroendocrina, coloro che lamentano un difficile rapporto con il cibo e vorrebbero migliorare la qualità della loro vita in questo senso, pur senza essere malati, tendono a costruirsi un’idea del tutto falsa del loro specifico comportamento alimentare e ad adottare stratagemmi e trucchi per convincersi di agire in maniera corretta, ma al solo scopo di poter indulgere nel piacere prodotto da questa dipendenza.

QUINDI IL MIO COMPITO SARA’ 

  • far riflettere sul contesto interno del quale la persona vive, rendendosi conto che è difficile adottare un comportamento alimentare corretto se si vive a contatto quotidiano con ambienti, situazioni e persone che tale rapporto non hanno e neppure vogliono avere.
  • Quindi, "bonificare" l’ambiente di casa e modificare le proprie abitudini di vita. 
  • Autodisciplina e autocontrollo sono capacità che occorre acquisire, sviluppare e mantenere con il mio aiuto.
  • Assistere non solo nel rendere consapevoli delle difficoltà a cui si andrà incontro, ma indurvi a modificare altri aspetti della vita, e cioè a spostare l’attenzione dai bisogni primari come il cibo a bisogni sempre di ordine superiore, come dovranno essere gli obiettivi che insieme dovremmo definire. Essi dovranno essere molto più importanti, e percepiti quasi come vitali, ma sempre riferiti alla sfera della realizzazione della persona a livello sociale, sia preferibilmente a un livello ancora superiore, di autorealizzazione

 

 

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